Le Otto Meraviglie del Fare Impresa

L’intervento del Prof. Faraci al seminario L’Impresa dei Tuoi Sogni, organizzato dai Giovani Imprenditori di Confindustria Catania, il 13 marzo 2017

Le slides

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I piccoli capolavori che cominceranno a volare negli spazi più grandi del mondo

Discorso di commencement del Presidente del corso in occasione del Graduation Day del 10 marzo 2017

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Ho provato a mettermi per un attimo nei Vostri panni. Cosa mi avrebbe fatto piacere che succedesse il giorno della mia laurea, ormai quasi ventotto anni fa, sempre in questa Facoltà? Cosa mi avrebbe fatto piacere ascoltare? Nel turbinio di sentimenti ed emozioni che accompagnano il momento della laurea, quale sensazione avrei voluto evitare? E, soprattutto, cosa avrei voluto dire alla mia famiglia? Ma andiamo con ordine, ammesso che ci sia un ordine sequenziale quando questi dubbi, alcuni dei quali dilemmatici, invadono la nostra vita.

La prima domanda. Cosa mi avrebbe fatto piacere ascoltare? Sicuramente un discorso dei miei Professori in quel giorno. Perché il Commencement non è un addio, ma è l’epilogo di un percorso che si basa su conoscenze e contenuti specialistici, ma si fonda pure su rapporti umani e su relazioni educative fra docenti e discenti. Mi avrebbe fatto piacere che alcuni Professori, per esempio il mio Relatore di tesi, dicessero di essersi sentiti con me, come con altri colleghi, simili a quegli artigiani che, plasmando con grande pazienza, materiali argillosi grezzi, alla fine erano riusciti a dare vita ad un capolavoro. Perché, cari ragazzi, ciascuno di voi è un piccolo capolavoro al quale noi docenti, molti non tutti ovviamente, abbiamo dato un contributo in termini artistici e quando l’opera riesce c’è soddisfazione e quella soddisfazione andrebbe raccontata. Purtroppo, quel discorso allora non me lo fece nessuno; però, vedi un po’ le coincidenze della vita, con il Relatore di tesi con il quale chiusi la mia carriera da studente poi ci ho continuato a lavorare per tanti anni ancora e gli ho sempre affidato questo ruolo delicato di essere un grande artigiano capace di plasmare nuove forme e nuovi oggetti. Di Sapere e di Conoscenza, ovviamente. Si cresce anche così, in un gioco di staffetta.

La seconda domanda. Nel turbinio di sentimenti ed emozioni che accompagnano il momento della laurea, quale sensazione avrei voluto evitare? La sensazione di vuoto, di paura del dopo sicuramente. E adesso, cominciai a chiedermi un secondo dopo la laurea? E adesso cosa me ne faccio di questo pezzo di carta che ho faticato tanto per ottenere? Come lo utilizzo? E quella sensazione, anche di sgomento, aumentava sempre di più, man mano che prendevo coscienza del mio grande limite allora, quello di non avere mai avuto le idee chiare al momento delle scelte. Mi ricordavo che avevo scelto di fare il liceo classico per fare il medico, ma poi non feci il medico; che mi appassionai al classico di materie classiche, ma poi non mi iscrissi a lettere; che mi ero legato sentimentalmente alla matematica, ma non scelsi la facoltà di informatica alla quale stavo per iscrivermi fuori dalla Sicilia; e che un giorno finii per iscrivermi ad Economia, per giunta a Catania. E, una volta entrato ad Economia, mentre studiavo ero convinto di poter fare il commercialista, il bancario o il consulente aziendale, mentre mi piaceva fare il giornalista e per diletto ogni tanto lo praticavo pure. Ed invece, non feci nessuna di queste cose alle quali avevo pensato, e un giorno decisi, forse per pura casualità, di fare un concorso di dottorato, lo vinsi e oggi sono qui. Morale della favola? Avrei voluto fare tante cose, e ne feci altre, e naturalmente quella era la mia più grande paura. Per questo mi spaventavo dopo la laurea. Non potevo più rischiare ed invece mi ritrovavo anche più confuso di prima. Ma mi sovvenne in aiuto la consapevolezza di un punto di forza del mio carattere: la determinazione, la costanza, la forza gentile del batter chiodo ogni giorno. In fondo, se avevo percorso fino in fondo un percorso difficile quale era e quale rimane l’Università, avrei potuto fare qualsiasi cosa nella vita e, anche se avessi avuto le idee poco chiare prima, sicuramente avrei recuperato strada facendo. State certi che sarà così pure per Voi. Avete sostenuto esami che non avreste voluto fare; avete studiato pagine di cui non avete capito forse il pieno significato; avete fatto alcune cose che vi sono piaciute veramente, ma tante altre che avete fatto fatica a digerire; siete andati incontro a paure, rinunce, perdite, ma siete qui. Questa si chiama forza. La forza gentile del batter chiodo.

La terza domanda. Cosa avrei voluto dire alla mia famiglia presente per la prima volta a Palazzo delle Scienze da quando ero entrato come studente in quel momento dell’esame e della proclamazione? Avrei voluto dire che era arrivato adesso il mio momento. Che io, in fondo come qualunque figlio che porta a casa la laurea, li aveva ripagati di tutti i sacrifici e di tutte le rinunce che avevano dovuto compiere per mantenermi e portarmi a quel risultato, ma che adesso era giunto il mio momento, anche a costo di ritrovarmi ancora una volta nella situazione di avere troppe idee in testa e dunque, per converso, di non avere affatto le idee chiare. Però, avrei voluto dire loro una cosa e che, mannaggia, allora non seppi dire perché ero tutto preso dall’organizzazione dei festeggiamenti post-lauream. Che al loro affetto non avrei mai rinunciato, perché i genitori nella vita sono sempre porto sicuro, anche quando poi li perdiamo fisicamente, ma li conserviamo dentro di noi per sempre. Sono un porto sicuro di amore e di affetto. Sempre. E avrei voluto dire che sono cresciuto più che coi loro consigli e suggerimenti, che spesso disattendevo, col loro esempio. Che il loro esempio mi ha forgiato come Capolavoro di persona (naturalmente per loro), un po’ come il mio Relatore di tesi, con il suo esempio di paziente studioso e attento docente, mi ha plasmato piano piano come suo piccolo Capolavoro accademico.

Ecco, cari dottori, ritenetevi oggi piccoli Capolavori un po’ del lavoro altrui, molto del lavoro vostro. L’Università non è e non sarà mai l’unico spazio delle vostre possibilità nella vita. Lo spazio aereo nel quale sarete chiamati a volare nella vita è certamente più grande. Ma qui dentro almeno avete imparato a volare, vi abbiamo dato il brevetto, vi abbiamo fatto fare diverse ore di volo prima di ottenere quel brevetto, siete andati soli qualche volta, qualche altra siete stati accompagnati, avete anche avuto paura di precipitare e quel brevetto non prenderlo mai. Durante le ore di volo, avete avuto anche la compagnia di qualche istruttore benevole, e di qualche altro temibile.

Quando c’erano le turbolenze, ve la siete fatti sotto, anche se mi piaceva l’ebbrezza di fare su e giù come nelle montagne russe. Adesso siete qui, tra qualche minuto con la pergamena in mano che è un po’ come un brevetto, e se volete, ma dipenderà solo da voi, da nessun altro, con quel brevetto potrete volare in alto in tutti gli spazi aerei del mondo. E se sarete capaci di condurre un aereo capiente, come i Boeing di ultima generazione, potrete anche portarvi dietro tantissime persone, che voleranno con voi per piacere o per lavoro, pur sapendo però che nella cabina di pilotaggio sarete sempre in due al massimo, più qualche assistente forse. Così va la vita, così accadrà, sono sicuro, anche a voi.

Allacciate le cinture di sicurezza, buon volo, auguri e ad maiora semper!

Vi restituiamo persone migliori, tempo di conti e di racconti

Discorso di Commencement del Presidente del corso in occasione del Graduation Day dell’8 marzo 2017

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E’ tempo di conti e di racconti, cari dottori. Di numeri e di parole. Aziendalmente parlando, tempo di bilancio consuntivo e di relazione sulla gestione insieme.

Tra poco cari ragazzi verrete ufficialmente proclamati dottori in Economia Aziendale.

Un grande applauso, come è di prassi, accompagnerà la pubblica declamazione del titolo che giunge a conclusione della vostra carriera, unitamente ad un voto che, lo sappiamo bene, non esprimerà mai del tutto ciò che è stato il vostro percorso qui dentro. Ecco, perché, ai conti debbono abbinarsi i racconti.

Come in tutte le situazioni della vita, c’è un numero che stabilisce una posizione in graduatoria, un numero che suggella una valutazione finale, un numero che algebricamente è il risultato finale di operazioni di addizione e sottrazione.

I conti sono importanti. Ma sono i racconti che forse dicono di più.

Sono i racconti di una esperienza pluriennale, la Vostra, in cui più che i numeri sono state importanti le relazioni. Quelle che avete stabilito coi colleghi e quelle coi docenti. Perché l’Università non è soltanto un luogo di apprendimento di contenuti, ma è soprattutto un flusso costante di relazioni educative e di relazioni fra pari.

La relazione educativa fra docente e studente è forte solo quando si nutre di reciproco amore per la conoscenza; si alimenta della passione che il docente sa instillare nei giovani quando insegna, della fame di sapere che lo studente dimostra di avere, a prescindere dal voto, dal numero, dal conto. Qualche esperienza, ne sono sicuro, Vi avrà segnato strada facendo.

Poi ci sono le relazioni fra pari, quelle coi colleghi, alcune delle quali vi accompagneranno per il resto della vita, perché è qui dentro che avete fatto nuove conoscenze, nuove amicizie, che sicuramente vi hanno arricchito e fatto maturare come persone.

Tempo di conti e di racconti in questa serata di festa che suggella la conclusione dei vostri studi di primo livello universitario. E’ tempo anche di attraversamento interno di grandi emozioni.

L’emozione più grande è la gioia di avere al vostro fianco le persone più care, i vostri familiari, che ve ne renderete conto col tempo sono le risorse affettive più importanti che una persona possa avere nella propria vita. Vi hanno incoraggiato e sostenuto, non solo finanziariamente ma anche emotivamente in questo percorso, ed è sacrosanto che questa sera si prendano la buona fetta dei meriti che hanno avuto, anche quando ci sono state incomprensioni o fin troppo trasporto emotivo in questo vostro percorso di studi e di materie.

Un’altra emozione è la nostalgia, un sentimento che ritorna ogni tanto. E’ nostalgia di non poter avere a fianco stasera persone che avrebbero voluto esserci a tutti i costi, oggi, per gioire loro con voi per il vostro traguardo raggiunto. Da una posizione privilegiata, statene certi, questo pomeriggio vi stanno osservando e sono più felici di voi. La loro presenza non morirà mai dentro di voi e le “memorie del cuore” si attiveranno quando meno ve l’aspetterete, nei momenti in cui conta avere la lucidità per prendere decisioni importanti nella vita.

Un’altra emozione è la delusione. Non la provate in questo momento, ma la sentirete subito dopo. E’ il rimpianto di non avere più vicino a voi questa sera persone che magari avevano fatto un tempo la promessa di esserci oggi in questo giorno di laurea ed invece non ci sono. Ma si sa le promesse richiedono un investimento orientato al futuro e un impegno di commitment molto forte che non tutti hanno la capacità di mantenere, cioè “tenere per mano”. Se dunque loro non hanno mantenuto la promessa, voi almeno avete vinto la vostra scommessa.  E siete qui.

E infine un’altra emozione. La sorpresa, cioè l’emozione di continuare ad avere al vostro fianco altre persone del vostro “entourage” che magari sono qui stasera con uno spirito diverso da quello che avevano in passato, perché la storia cambia ciascuno di loro e noi tutti attraversiamo la storia; ma queste persone sono qui e per quanto non riusciranno pienamente a manifestarlo sono ugualmente contente del vostro risultato raggiunto. Guardatevi intorno, ne troverete tante.

Mi rivolgo alle famiglie presenti qui stasera.

Grazie. Vi ringrazio come Presidente del corso per aver compiuto un atto di fiducia nei confronti della nostra istituzione quando alcuni anni fa, facilitando o assecondando l’iscrizione dei vostri figli ad Economia Aziendale, avete scelto Catania e non un’altra sede. In tempi in cui non ci sono più i monopoli locali dell’education, non è così scontato che i ragazzi e le loro famiglie decidano di scegliere Catania e uno dei suoi corsi di laurea del nostro Ateneo. Per cui, grazie per la fiducia accordataci a suo tempo e per l’onere finanziario non indifferente che avete sopportato in questi anni.

Vi restituiamo questa sera i Vostri ragazzi laureati, non sappiamo se più bravi o meno bravi, più ansiosi o meno ansiosi, più sicuri o più insicuri rispetto a quando misero piede qui dentro, in questa aula magna per la prima volta, la prima ora della prima lezione del primo semestre del primo anno.

Sicuramente però ve li restituiamo migliori. Migliori, perché più maturi. Meno ragazzi e più uomini e donne.

Migliori perché hanno capito che la vita non può essere tutta “rose e fiori” e che, a cominciare da qui dentro, ci sono prove difficili, ingiustizie, amarezze, paure, rinunce e perdite che vanno affrontate e poi superate o pian piano metabolizzate. E queste esperienze fortificano.

Migliori perché hanno scoperto il piacere, e questo permettetemi di dirlo con una punta d’orgoglio, di vivere una “Università Capovolta” che si sforza di trasmettere loro, oltre ai contenuti e alle conoscenze specialistici, competenze utili per affrontare la vita e l’approccio col mondo del lavoro. Abbiamo un programma ricco di stage, visite aziendali, seminari professionalizzanti, competizioni a squadre per progetti imprenditoriali e start up; e abbiamo dato anche l’occasione ai Vostri figli di scommettersi, di rischiare, di provare a farcela per superare i propri limiti. Questa è “Università Capovolta” che ribalta completamente il modo di insegnare e far crescere gli studenti.

Le classifiche ufficiali questo non lo dicono, perché ci penalizzano quando l’unico indicatore valido è la velocità con cui si laureano i ragazzi e si superano gli esami. L’Università però non è solo esamificio o laureificio. Ciò che facciamo a Catania, ad Aziendale in particolare, non ha eguali nemmeno in altre parti di Italia e la cosiddetta “Università Capovolta” è un percorso di vita straordinario che molti ci invidiano.

Vi restituiamo i vostri ragazzi migliori perché, con alcuni docenti magari seppur non con tutti, loro hanno apprezzato il valore di una relazione educativa docente-discente che si alimenta di passione per la conoscenza e per le sfide del pensiero, della creatività e dell’intelligenza. Insomma tutto ciò che una grande Università dovrebbe saper fare.

Dunque grazie ancora alle famiglie e ai laureati auguri e ad maiora semper!

E’ tutto un dare e avere nella vita

Discorso di commencement del Presidente del corso di laurea in Economia Aziendale, prof. Rosario Faraci, in occasione del Graduation Day del 7/3/2017

 

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Si conclude ufficialmente questa sera per Voi il percorso di studi in Economia Aziendale.

Spero che per ciascuno di Voi il ricordo di questi anni sarà per sempre un ricordo bello e positivo. Ci sono state difficoltà, amarezze, paure e rinunce. Ma, di contro, ci sono state pure gioie e gratificazioni. E’ tutto un dare e avere nella vita; a cominciare da qui dentro avete sperimentato nella pratica quello che gli studi di matrice aziendale vi hanno insegnato. Il bilancio, alla fine, è una rappresentazione numerica che riporta a valori contabili un insieme di fatti e di accadimenti della gestione.

Con l’Exam Day di ieri avete concluso l’iter di esami e di prove. E’ andata bene e questo pomeriggio tocca a me il compito, e anche il piacere, di proclamarvi dottori in Economia Aziendale.

Cosa rimarrà in Voi di questi anni trascorsi qui dentro? Onestamente non saprei dirvi.

Le graduatorie ufficiali sono sempre impietose con la Sicilia e con gli Atenei meridionali, come se l’Università dovesse essere valutata unicamente in termini di numero di esami e di lauree, nella logica della produttività di un opificio, e senza tener conto delle condizioni di contesto. Io credo – e la vostra esperienza ne è una conferma – che qui dentro Voi avete imparato ad essere persone migliori. Per affrontare la vita innanzitutto e per cominciare ad avvicinarvi al mondo del lavoro. Vi abbiamo dato conoscenze e contenuti specialistici, alcuni meglio organizzati, altri un po’ meno. Tutto ciò è stato necessario, materia dopo materia, per portarVi fin qui alla laurea.

Ma, spero di non sbagliarmi, Vi abbiamo dato anche competenze, quel “saper essere” che si accompagna al “saper” e al “saper fare”.

La Scuola e l’Università, lo raccomanda persino l’Unione Europea, non possono limitarsi ad essere luoghi di apprendimento di conoscenze e di abilità. Ci vogliono pure le competenze. Quelle necessarie per avvicinarsi al mondo del lavoro e delle professioni e, una volta dentro e al più presto come io auspico, per rimanere continuamente aggiornati in una logica di apprendimento permanente.

Per chi ha avuto modo di beneficiarne, i seminari professionalizzanti, gli stage, le visite aziendali, gli incontri con imprenditori, professionisti e manager, i giochi di competizione fra start up sono state tutte occasioni per acquisire fiducia in voi stessi, autostima, capacità di comunicare in pubblico e di risolvere i problemi, unitamente alla padronanza di qualche tecnica aziendale.

Ma, permettetemi di dire,  anche chi non ha svolto questi percorsi di Università Capovolta, ha acquisito strada facendo fiducia in se stesso, autostima, capacità di problem solving nel corso della carriera universitaria, quando è stato messo di fronte a qualche difficoltà e ha avuto paura di non farcela, ma poi ha superato l’ostacolo; quando pensava di non arrivare alla conclusione degli studi ed invece è qui oggi pomeriggio a ritirare la pergamena; e anche chi pensava che tutto andasse liscio e per il verso giusto, ha dovuto ricredersi e fare qualche scatto in più per arrivare vincente al traguardo

L’Università è palestra di vita, cari ragazzi. Non lo sapevate forse, ma giorno per giorno avete fatto un allenamento, una prova di sforzo, qualche esercizio in più del giorno precedente. Oggi siete qui, sicuramente più forti di quanto non lo eravate all’inizio del percorso di studi. Avete tutta la mia stima per questo traguardo importante che avete raggiunto, di vita e di studio. Ovviamente, l’Università non è e non sarà mai l’unico spazio in cui misurano le vostre possibilità come persone nella vita. Ma è di sicuro uno spazio importante.

E’ giusto, dunque, che il traguardo raggiunto lo possiate festeggiare questo pomeriggio coi Vostri cari, i familiari, gli amici.

Alcuni di loro conoscono nei dettagli quello che avete provato, passato e affrontato in questi anni. Altri meno, ma non per questo sono meno importanti dei primi.

Nella vita, la presenza certe volte conta tanto quanto la vicinanza fisica. E quelle persone, meno vicine fisicamente, sono state e sono presenti, anche con un gesto, con una parola, con un pensiero, che al momento giusto valgono molto. Godetevi con tutti loro questo momento importante. Lo meritano loro, lo meritate pure Voi.

Vi attendono adesso momenti di scelta. La vita è un’autostrada di scelte. Oggi siete usciti da un casello importante di questa autostrada. Da domani, riprenderete il cammino magari prendendo qualche altra via. Che vi sia sempre da guida in questo cammino, la Speranza. Dalle nostre parti, è la prima a nascere, non l’ultima a morire.

Auguri e ad maiora semper!