Con l’augurio, cari dottori, di “farvi friggere” al più presto


Il Discorso di Commencement del Prof. Faraci al Graduation Day del 29 settembre 2017

Gentili Ospiti, Cari dottori

Solo poche parole da parte mia a chiusura di un percorso di studi, quello dei neo laureati, che è stato impegnativo, duro e spigoloso in alcuni tratti, ma sicuramente formativo sul piano umano e della crescita professionale. A tutti loro va il mio personale augurio di buona vita che, qualunque sia la strada che i neo dottori perseguiranno, possa essere ispirata sempre ai valori dell’amore e della fiducia e che sia sempre all’altezza delle speranze che si coltivano e dei sentimenti che si provano. Tutto il resto, come è noto, viene da sé nella vita.

Consentitemi di tessere oggi l’elogio della melanzana. E, con questa lode pubblica di un ortaggio in assoluto fra i più digeribili e gustosi, permettetemi di congedarmi simpaticamente da questi ragazzi che, in questi anni, hanno frequentato i nostri corsi, sono cresciuti nelle nostre aule, hanno svolto diverse attività, sono maturati e oggi sono pronti a nuove sfide.

Li abbiamo coltivati qui dentro con lo spirito del buon contadino che vede, nel proprio orto, crescere e maturare le melanzane. Da docente mi sento più contadino che istruttore. Il buon contadino, se conosce bene la terra, sa che deve avere pazienza, che queste melanzane vanno fatte crescere in un terreno fertile e ben drenato, in posizione soleggiata ma riparata, senza mai esporre la pianta a temperature rigide, altrimenti non crescerà mai il frutto.

Giorno dopo giorno, la melanzana cresce a vista d’occhio, prende forma allungata o rotonda a seconda della specie, resiste agli attacchi soprattutto dei parassiti, e quando è matura, è pronta per essere raccolta insieme a tutti gli altri frutti della stessa specie.

Finito il raccolto, la melanzana è pronta per esser mangiata, è commestibile? Purtroppo no, il suo gusto amaro non la rende commestibile. Se si chiama melanzana è perché, etimologicamente, è una “mela non sana”, cioè non commestibile da cruda.

Dunque, l’esperienza ci insegna che la melanzana è tanto più buona, quanto più è cotta; la cottura ne esalta le proprietà, il gusto, la rende digeribile, assorbe i grassi e gli oli, è benefica per la salute perché abbassa il colesterolo, consente la preparazione di piatti ricchi e saporiti. E che piatti!

Pensiamo per un attimo ai capolavori che con la melanzana si possono realizzare, gustando pietanze come la parmigiana, la caponata o la pasta alla norma!

Bene, in questi anni abbiamo coltivato melanzane, ortaggi semplici ma ricchi di proprietà, a buon mercato e genuini. Sono ortaggi biologici, se mi passate il termine. Non ne abbiamo accelerato la crescita con i fertilizzanti chimici, per cui apparirebbero enormi di dimensioni, ma insipidi oltre che nocivi alla salute. Non ne abbiamo alterato il DNA con manipolazioni genetiche, per moltiplicare la produzione e ampliarla su scala industriale.

Le abbiamo coltivate naturalmente, provvedendo a dare acqua alla terra, a liberare la pianta da erbacce e gramigna per farla respirare, a stare attenti, anche con qualche piccola copertura in serra dove necessaria, a non esporle alle rigide temperature. E, assecondando i ritmi e i tempi della natura, oggi è giorno del raccolto e, per fortuna, non tutte le melenzane sono uguali alle altre.

E’ giorno del raccolto oggi, ma l’ortaggio non è ancora commestibile. Ha bisogno della cottura per sfamare gli altri. Ha bisogno di abbinarsi ad altre pietanze per preparare piatti gustosi. Va fritto, va infornato, va impanato, va arrostito prima di apprezzarne tutte le sfumature di gusto. E’ un ortaggio apparentemente povero, ma invece ha una straordinaria ricchezza, soprattutto perché esso stessa genera nuova ricchezza.

Abbiamo elogiato la melanzana questa mattina. Immaginando che ciascuno dei ragazzi, appena laureati, sia come questo frutto, di origine indiano, importato nelle nostre abitudini mediterranee dagli Arabi, e oggi probabilmente l’ortaggio più utilizzato a tavola. Anche perché si può conservare sott’olio e consumarlo più avanti quando è terminata la stagione del raccolto.

La Natura ci insegna, cari dottori, che ci sono tempi e ritmi che non vanno forzati. E ci insegna pure che non tutti i frutti sono uguali, ma ciascuno è indispensabile, sia per sfamare, sia per arricchire la tavola con piatti gustosi che, nel caso della melanzana, sono anche piatti della tradizione siciliana.

Per cui, cari dottori, Vi auguro di “farVi friggere” al più presto, sapendo però che solo così diventerete ancora più buoni e gustosi e, con un po’ di ricotta salata sopra e pomodoro quanto basta attorno, renderete capolavoro tutto ciò che si abbina a voi.

Ad maiora semper e rallegramenti!

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