Passo, livello e altezza. Cari dottori, innamoratevi della Speranza

Discorso di Commencement del Presidente del corso di laurea in Economia Aziendale Prof. Rosario Faraci, Graduation Day del 22/11/2017

Congratulazioni ai neolaureati e auguri a tutti, familiari, amici e parenti dei neolaureati, molti dei quali accedono probabilmente per la prima volta nei luoghi in cui, in questi anni, i loro ragazzi sono cresciuti e si sono formati.

Ai neolaureati che si accingono ad affrontare, da domani, nuove sfide personali e professionali, vorrei regalare alcune frasi tratte dal libro “L’arte della guerra”, un trattato di strategia militare del VI-V secolo a.c., divenuto un punto di riferimento per gli studi di strategia aziendale e adesso anche di strategia personale.

Dice Sun Tzu, generale e filosofo cinese: Conoscendo gli altri e conoscendo se stessi, in cento battaglie non si correranno rischi; non conoscendo gli altri, ma conoscendo se stessi, una volta si vincerà e una volta si perderà; non conoscendo né gli altri né se stessi, si sarà inevitabilmente in pericolo ad ogni scontro”

Sono frasi che, a ciascuno di Voi, cari ragazzi evocano il senso degli studi di economia e di management compiuti in questi anni. Bisogna conoscere se stessi, l’ambiente in cui si lavora (fino ad oggi, l’Università per Voi; domani ancora l’Università o il mondo del lavoro e delle professioni), ma bisogna anche conoscere gli altri, cioè il contesto esterno di riferimento. Solo così, si potranno ottenere risultati

Le frasi di Sun Tzu mi suggeriscono tre termini, evocativi di altrettanti concetti, che vorrei condividere con Voi questa sera, in questa festa che celebra la conclusione di vostri studi, la declamazione pubblica del titolo conseguito e la consegna della pergamena.

I tre termini sono passo, livello e altezza. Permettetemi di utilizzarli come esortazione e monito al contempo.

Passo, dal latino pandere che significa stendere, aprire. Dunque innanzitutto passo come movimento ritmico e alterno degli arti. Passo per camminare. Vi esorto ogni giorno della vostra vita a fare un passo avanti rispetto al giorno precedente. Solo così si potrà raggiungere la destinazione, cioè l’obiettivo, sapendo che il viaggio, cioè il cammino, specie se fatto in compagnia, è di per sé esaltante quanto la meta, anzi forse di più. Fare un passo, ma anche stare al passo. Al passo con i tempi, con la società che cambia, con il mondo del lavoro e delle professioni che ogni giorno presenta una novità. Non è facile, ma non è nemmeno impossibile. Basta dare un sguardo alle otto competenze chiave di apprendimento permanente dell’Unione Europee e stilare il bilancio delle proprie competenze. E provare stare al passo, ad esempio con le competenze linguistiche o digitali, se si ha la consapevolezza di essere un po’ più indietro.

Livello. Il livello è la quota di un piano orizzontale rispetto ad un altro piano orizzontale di riferimento. E’ anche l’altezza di un punto su una superficie. Per cui va bene, se si vuole raggiungere un certo livello, ad esempio di competenze, di professionalità, di maturità lavorativa. Un giudizio, una valutazione graduabile secondo una scala di valori è sempre salutare, aiuta a crescere. Lo avete imparato all’Università. E’ una espressione comparativa, di confronto con gli altri, che supera la autoreferenzialità e abitua al confronto. Ma anche qui c’è un rischio. Di scendere al livello di chi vuole portarti al suo livello, più basso, di ignoranza, di conflittualità, di acredine. Livellatevi sempre verso l’alto, cari ragazzi, e alzate l’asticella ogni giorno di un punto più alto sulla superficie. Evitate di livellarvi verso il basso, di omologarvi alla posizione di chi vuole stare nei punti più bassi, perché trova più comodo stare giù. Se qualcosa vi avrà lasciato dentro questo periodo trascorso all’Università, mi auguro che sia stata proprio questa voglia di spingersi verso alto. Alzarvi di livello, mai scendere di livello.

Altezza. Infine altezza, un altro termine di matrice etimologica latina. La dimensione verticale di un corpo. Ma anche la differenza di quota tra due punti misurata lungo la verticale. Ora, questa benedetta altezza sta creando nei giovani di oggi il più grande movimento ansiogeno di tutti i tempi. Paura di non essere all’altezza, cioè timore di non farcela. Paura di perdere il confronto, col rischio, come detto prima, che ci si confronta con il livello più basso, anziché guardare più in alto. Paura di non essere rispondente alle aspettative, che spesso sono le aspettative di altri e non di se stessi. Dunque paura di perdere, di perdere tutto. Non c’è una ricetta per il successo, né una per la felicità, cari ragazzi. Ma venticinque anni consecutivi di insegnamento universitario compiuti proprio quest’anno mi hanno fatto capire una cosa. Che bisogna sempre essere all’altezza delle proprie speranze. Speranza che è l’ultima a morire, meglio se è la prima a nascere. Più grande è la Speranza, più ci si metterà in discussione con se stessi e si sarà pronti ad essere all’altezza di quella Speranza. Non è vero che chi di speranza campa, disperato muore. La Speranza è la frontiera della possibilità per ciascuno di noi, esserne all’altezza è la più grande sfida per l’uomo.

Vi lascio con un passo di una mia poesia di cinque anni. Avevo immaginato un dialogo fra me e la Speranza, era anche un dialogo molto forte, ci stavo litigando con la Speranza. Le gridavo così

« Da te io voglio la consolazione

Per non provare più la delusione

Sei la Speranza, non l’aspirazione

non esser tentatrice in proiezione!

E mentre così a Lei stavo urlando

forse me ne stavo innamorando

Sorrise ancor più bella la Speranza

e di ella io sentii la vicinanza

Mi diedi forza e confessai l’amore

forse creandole tanto stupore

Se mi scappa sarà disperazione

indifferenza unita a dannazione

“Resta con me non te ne puoi andare

con il tuo amor il mondo può cambiare”

Rispose: il mondo devi cambiarlo tu

come ogni uomo tu ne hai la virtù

Una cosa ora ti dico e mai più:

Non ti scordar però di pregar lassù.

Una preghiera basta ad esser forte

Benvenuto da oggi alla mia corte.

Speranza, tu sei allora la Regina?

“No, io sarò solo la tua vicina” »

Auguri e ad maiora semper, neo dottori.

 

 

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