Entrate ogni Speranza, voi che lasciate qui

Il discorso di commencement del Prof. Faraci ai Graduation Days del 7 e 8 marzo 2018

Cari Dottori,

congratulazioni per aver tagliato il traguardo della laurea e un grosso in bocca al lupo per i programmi a venire che avete appena iniziato o state per incominciare.

Mi auguro che porterete sempre con Voi il ricordo di un periodo, quello degli studi universitari alla triennale, che Vi ha arricchito innanzitutto sul piano umano e delle relazioni, e poi su quello delle competenze anche non strettamente collegate agli studi, ed ancora su quello delle conoscenze e delle abilità che il titolo appena conseguito ha certificato con il superamento della prova finale e col voto di laurea.

In circostanze del genere si augura il meglio, unitamente ai complimenti per il risultato raggiunto. Non posso esimermi anch’io dal formularVi i migliori auspici insieme ai rallegramenti e non perché ciò rappresenti il dovere di un Presidente di corso di laurea, quanto piuttosto perché molti di Voi li ho incontrati in questi anni, e so bene quanto l’obiettivo della laurea sia stato considerato importante per tutti e quanti sacrifici sono stati fatti per arrivare a tagliare questo traguardo.

Alle famiglie che hanno sostenuto lo sforzo dei loro ragazzi in questi anni va il mio più sincero grazie. Un ringraziamento per aver assecondato la decisione dei loro figli di scegliere l’Università di Catania e questo corso di laurea; un ringraziamento per avere sostenuto finanziariamente ed affettivamente tutti i momenti del loro percorso di studi; un ringraziamento anche per averceli affidati, questi ragazzi, riponendo grande fiducia nell’istituzione universitaria e senza mai perdere questa fiducia anche quando qualcosa non è andata per il verso giusto. E’ una corsa ad ostacoli la vita e anche l’ambiente universitario non è esente da talune contraddizioni interne. Per i vostri ragazzi, si è trattata comunque di una preziosa occasione di crescita.

Ai neolaureati mi rivolgo con una frase che ribalta completamente l’ordine e il senso dell’espressione di Dante nel terzo canto dell’Inferno e vi dico “Entrate ogni speranza, voi che lasciate qui”. Vi auguro, cari dottori, di accedere alla Speranza e non come atteggiamento di rinuncia, ma al contrario, come atteggiamento di apertura alle nuove sfide. Diceva lo scrittore francese Charles Péguy “La Speranza è una bambina da nulla. Eppure questa bambina traverserà i mondi”.

Con la Speranza al Vostro fianco, vi auguro anch’io di traversare i mondi, viaggiando, aprendovi a nuove esperienze, misurandovi con nuove sfide di vita e professionali, osando un po’ di più, accettando che l’asticella dei traguardi si alzi via via sempre di più, in maniera che possiate sempre progredire. Può darsi che, da domani, lasciando questi luoghi del Dipartimento di Economia e Impresa, lasciate anche Catania. Mi auguro fortemente che non sia per disperazione, ma con la Speranza al fianco.

Mi congedo da Voi con alcuni versi di un mio componimento. E’ del 2012, quindi ormai è vecchio quasi sei anni. Ma ogni tanto mi ricordo di quello che scrissi e rileggendolo trovò occasioni nuove per fare di più e possibilmente meglio.

Sorrise ancor più bella la Speranza

e di ella io sentii la vicinanza

Mi diedi forza e confessai l’amore

forse creandole tanto stupore

Se mi scappa sarà disperazione

indifferenza unita a dannazione

“Resta con me non te ne puoi andare

con il tuo amor il mondo può cambiare”

 Rispose: il mondo devi cambiarlo tu

come ogni uomo tu ne hai la virtù

Una cosa ora ti dico e mai più:

Non ti scordar però di pregar lassù.

Una preghiera basta ad esser forte

Benvenuto da oggi alla mia corte.

 Speranza, tu sei allora la Regina?

“No, io sarò solo la tua vicina”.

Auguri di cuore, neo dottori, rallegramenti alle Vostre famiglie e ad maiora semper!

 

L’Università è l’opportunità di imparare a stare in equilibrio

Il discorso del dottor Andrea Favazza al Graduation Day di giorno 7/3/2018

Cari professori, colleghi, amici e familiari, buonasera.

Quando nei giorni passati mi è stato comunicato che avrei avuto l’onore e l’onere di parlare in nome di tutti i miei colleghi, il mio pensiero è subito corso al mio personale cammino nell’intento di scovare qualcosa che potesse accomunare ogni studente universitario.

Nel rievocare la moltitudine di sguardi incrociati in questi anni, ho preso coscienza di quanto fosse difficile individuare qualcosa che ci potesse accomunare, essendo tutti diversi, speciali ed unici.

Ho incontrato uomini e donne mossi dal desiderio di diventare bravi professionisti, altri motivati dalla convinzione che senza una laurea non si è nessuno. Ho osservato uomini e donne spinti da una sincera curiosità, altri semplicemente sollecitati dal mondo intorno. Ho conosciuto uomini e donne intraprendere il percorso universitario per assecondare il desiderio della propria famiglia, altri per realizzare i propri sogni, realizzare se stessi. Mi sono imbattuto in uomini e donne che camminavano soli, altri che ridevano insieme. Ho visto uomini e donne superare ostacoli e difficoltà, altri cadere.

Insomma, dentro queste mura di gente ne è passata, ne passa e continuerà a passarne, e questo probabilmente è ciò che più le rende speciali. L’università non è però una sala d’aspetto affollata di gente in cui si è costretti a perdere il proprio tempo, è piuttosto il vagone di un treno su cui la gente sale per raggiungere la propria meta. E dentro questo vagone succedono le cose più straordinarie: si parla, ci si osserva e si osserva, si pazienta e si apprende.

L’università è un’opportunità o, meglio, è l’opportunità di imparare a stare in equilibrio, è l’opportunità di cercare un equilibrio – per la prima volta da soli – tra lo studio e il tempo libero, il sacrificio e il riposo, l’entusiasmo e lo scoramento, comprendendo come ogni cosa sia necessaria. Quindi grazie, grazie per questa opportunità.

Mi auguro, cari colleghi, che possiate continuare a trovare il vostro equilibrio innanzi ad ogni prova che sarete costretti ad affrontare, e che ogni valore, ricordo e insegnamento vi possa tornare utile per ottenere ciò che desiderate dalla vita.

Perdonatemi, colleghi, se non sono riuscito a carpire in un discorso ognuno dei vostri percorsi speciali, fatti degli odori e dei colori delle vostre case, dell’affetto dei vostri familiari e dei vostri amici, degli insegnamenti e dei moniti dei vostri docenti, a cui va il mio più profondo ringraziamento per aver contribuito a renderci quello che siamo e averci permesso di esserlo. Grazie.

Grazie.