Vi auguro di attraversare tutte le stagioni del cambiamento, cominciando dal cambiamento per noi

Il discorso di commencement del Presidente del corso di laurea in Economia Aziendale Prof. Faraci al Graduation Day del 13 marzo

Cari dottori,

rallegramenti, auguri e buona vita a tutti. Oggi vorrei parlarVi di cambiamento, nella accezione positiva di cambiamento cercato, voluto, desiderato non subìto per cause di forza maggiore. Cambiamento come rinnovamento, innovazione, fare qualcosa di nuovo e di diverso rispetto all’esistente. Non ho altri auspici da rivolgerVi se non quello di vivere tutte le stagioni del cambiamento, che non sono necessariamente sequenziali e non coincidono con i tempi biologici della crescita di una persona, ma sono le fasi attraverso cui passa il nostro vivere per scegliere di cambiare, senza essere costretti a cambiare per vivere

La prima stagione del cambiamento è proprio all’Università. E’ il tempo del cambiamento per noi, funzionale ad una crescita umana, culturale ed educativa. Da giovani, e da universitari in particolare, il cambiamento lo si vive come voglia, desiderio, spirito reazionario, spinta ideale a dare un corso nuovo alla storia, dunque cambiamento anche come sogno. Ve ne accorgerete col passare del tempo; il periodo universitario è uno dei più belli della vita perché è in questa stagione che si sviluppano capacità e competenze che non si pensava minimamente di poter acquisire ed affinare: costanza, determinazione, autodisciplina, forza di volontà e altri atteggiamenti positivi che procedono di pari passo con quella grande voglia di cambiamento che è in ciascuno di noi.

C’è un’altra stagione del cambiamento, di norma vissuta al tempo del lavoro, di un progetto professionale o di perfezionamento negli studi. In questa fase il cambiamento come attitudine o si affievolisce oppure si rinforza ulteriormente come predisposizione mentale e come comportamento attivo. Si comincia nel proprio lavoro e nella gestione dei propri spazi di crescita, con la tensione a voler migliorare le cose e dare un contributo al cambiamento. E’ il tempo del cambiamento che viene da noi e va verso gli altri. Il tempo delle prime gratificazioni, degli apprezzamenti, dei riconoscimenti, delle pacche sulle spalle, unitamente a qualche sentimento altrui di (sana) invidia che prova ad interferire coi nostri progetti.

Un’altra stagione di cambiamento è quella che si vive dentro la vita vera e che magari Voi state già sperimentando adesso. Il cambiamento diventa sfida personale, obiettivo di competizione con se stessi, voler cambiare per poi contagiare gli altri. E’ il tempo del cambiamento in noi, un mutamento dall’interno della persona che tempra il carattere e apre le porte a nuove sfide. E’ il tempo in cui si pensa, ingenuamente o egoisticamente, di poter cambiare anche le persone che ci stanno intorno. Le persone però non si possono cambiare, si possono volere bene di più o di meno, ma non cambiare per come noi vorremmo. Si possono solo aiutarle a leggere con occhi diversi, gli occhi del cambiamento, la realtà che li circonda. Forse, per questo, ci saranno grati.

C’è ancora una stagione del cambiamento che passa per il tempo dei grandi progetti. E’ quella del cambiamento di tutti noi, la sfida più ambiziosa che una persona può darsi, il cambiamento organizzativo, che coinvolge tutti gli altri che stanno intorno a noi in una organizzazione, in una istituzione, nell’esercizio di funzioni politiche, di attività manageriali, e così via. Siccome sarà una scelta personale è un po’ come se ce la fossimo cercata e dunque abbiamo il dovere di tirare fuori il meglio di noi. Infatti, quando il cambiamento sarà più vicino e possibile, cominceranno a manifestarsi tutti insieme invidie, gelosie, tranelli, trabocchetti, meschinità, volgarità, agguati, talvolta mascherati dai sorrisi altrui, talaltra confusi con un’idea alternativa di cambiamento che cambiamento non è, perché chi la propone in realtà mira ad una difesa ad oltranza dei propri interessi per preservare i propri orticelli. Questa stagione, che prima o poi capita a tutti quelli che amano il cambiamento, è la più difficile, perché non farà dormire la notte, farà venire il tormento che non si è la persona adatta a promuovere il cambiamento, se non addirittura il dubbio che il cambiamento non sia più necessario. Ebbene, in questa fase bisogna far riemergere i valori della stagione del “cambiamento per noi” vissuto ai tempi dell’Università. I tempi in cui la freschezza, la genuinità, l’ingenuità, la spregiudicatezza della voglia di cambiare temprano il carattere del futuro guerriero, della persona determinata, desiderosa di cambiare il corso delle cose. E con quella forza si attraverserà anche la stagione più difficile del cambiamento di tutti noi.

Vi auguro di cuore proprio questo, di passare attraverso tutte le stagioni del cambiamento. Auguri e ad maiora semper!

Partite dal diverso presente per costruire il Vostro futuro

Il discorso di commencement del Prof. Faraci, presidente del corso di laurea in Economia Aziendale, al Graduation Day del 12 marzo 

Cari dottori

congratulazioni e rallegramenti per il risultato appena conseguito e buona vita a tutti. E’ stato un piacere, in mezzo a tante fatiche, accompagnarVi in questi anni nella Vostra carriera accademica. Non c’è maggiore gratificazione per noi docenti se non quella di vedere arrivare gli allievi al traguardo, stanchi ma soddisfatti. Col senno di poi, col passare degli anni, ripensando al periodo universitario lo ricorderete per i momenti belli di umanità, amicizia, fratellanza coi colleghi, non certamente per la sfilza di esami, prove intermedie, scritti ed orali che avete affrontato. E nonostante tutto, quella sfilza di esami rappresenteranno per voi, per tutta la vita, non solo una certificazione dei saperi acquisiti, ma soprattutto una sorta di “bollino blu” della vostra capacità di definire un obiettivo, di programmare un percorso per raggiungerlo, di sviluppare resilienza nel fronteggiare tutte le difficoltà del percorso, di condividere o meno il percorso con altri, di arrivare finalmente al risultato, non senza aver superato anche difficoltà dell’ultima ora. Quando si dice che l’Università è una palestra per la vita, è proprio vero.

D’ora in avanti, andrete a scuola di competenze. E sarà una scuola per sempre. Primo, perché nella vita non si finisce mai di imparare, quindi, mettetevi il cuore in pace, si andrà a scuola per sempre. Secondo, perché sono le competenze che via via faranno la differenza, nel lavoro, nella professione, nelle attività sociali e civiche, perfino nell’organizzazione della vita familiare. Competenze che non rimpiazzeranno mai le conoscenze e le abilità che avete acquisito e sviluppato tra la Scuola e l’Università; ma che vi daranno una marcia in più, cioè la capacità di selezionare ed integrare tra loro le conoscenze e le abilità e di aggiungerne altre, nuove, magari più specialistiche. Quindi, per acquisire nuove conoscenze, bisognerà ancora studiare, magari non sostenere più alcun esame, ma studiare e aggiornarsi sicuramente. E quando, rivoltando lo sguardo all’indietro agli anni dell’Università ripenserete a ciò che avete fatto, più o meno utile da un punto di vista pratico, avrete contezza del fatto che quegli anni sono serviti effettivamente per darVi un metodo di problem solving per la vita.

Problema-soluzione. Ne abbiamo parlato tante volte in questi anni. Bisogna saper trasformare ogni problema in opportunità o in possibilità e per ogni problema saper trovare una soluzione. Guai, se col passare degli anni, perderete la vostra freschezza mentale, genuinità, determinazione della gioventù e cadrete nella tentazione per ogni soluzione individuata di trovare uno o più problemi. In un’Italia che stenta a crescere, che vi fa immaginare sempre più incerto il vostro futuro, che Vi costringe a scappare per tentare la fortuna di altre strade, in questa Italia di oggi si è persa proprio questa straordinaria capacità, che ogni studente universitario è stato sempre abile nell’affinare durante gli anni di studi, ovvero trovare una soluzione al problema. Vi auguro allora questo, di tenerla sempre viva questa capacità di problem solving e di crescere, col passare degli anni, ancora più forti in questa capacità. Ne abbiamo bisogno tutti.

Vedete una cosa, e mi avvio a chiudere, il futuro non è un tempo in avanti che bisogna aspettare che arrivi per decidere cosa fare all’istante o provare a leggere in anticipo per vedere come comportarsi a tempo debito. Il futuro si scrive oggi. Non tutto ovviamente, ma in buona parte si scrive proprio oggi. Il presente può essere letto come diverso presente, anziché come perenne presente. E nel diverso presente bisogna cambiare atteggiamento. Né chiudere gli occhi per paura di ciò che verrà. Né però indossare gli occhiali della realtà virtuale, coi visori in 3D, per scrutare un futuro immaginario che chissà se e quando verrà mai. Bisogna indossare gli occhiali della realtà aumentata, quelli che sovrappongono alla realtà presente le informazioni per leggerla meglio. E mentre leggi il presente, appunto il diverso presente, pian piano stai scrivendo anche il futuro.

Ecco, partite dal diverso presente per costruire il Vostro futuro.

Auguri e ad maiora semper!