Auguri neo dottori, ce l’avete fatta. Auguri ancora, ce l’avete fatta nonostante

Il Discorso di Commencement del Professore Rosario Faraci, presidente del corso di laurea, al Graduation Day del 7 giugno 2019

Cari Dottori

a Voi innanzitutto i più sinceri rallegramenti per il risultato appena conseguito che festeggeremo in occasione di questa Giornata delle Proclamazioni

Tre anni fa, come in questo periodo, inauguravamo una formula diversa degli esami di laurea, articolando la sessione in due momenti. Quello dell’Exam Day per restituire pienamente alla prova finale il valore sostanziale dell’ultimo esame della carriera universitaria. Quello del Graduation per festeggiare tutti insieme il titolo di studio appena conseguito.

Con il Graduation, e qui mi rivolgo a parenti, familiari stretti ed amici, è come se consegnassimo ufficialmente alla società civile questi giovani neodottori, che per noi docenti dell’Università di Catania sono pienamente maturi per affrontare le nuove sfide del lavoro, della professione, della prosecuzione degli studi specialistici. Una maturità universitaria dopo quella scolastica, ma anche una maturità sul piano culturale, professionale, educativo ed umano.

Voi, cari amici, familiari stretti e parenti dei neolaureati, probabilmente è la prima volta che accedete a questi luoghi del Dipartimento di Economia e Impresa. In questi luoghi, i vostri ragazzi si sono formati, hanno superato uno dietro l’altro una ventina di esami, alcuni è come se li avessero sostenuti due volte con scritti ed orali, altri esami è capitato pure di doverli ripetere per via di qualcosa andato per il verso storto. Dunque non è scontato questo risultato. E’ il frutto di tante fatiche, di una disciplina e di un metodo rigorosi nello studio, di una dedizione ed una costanza non comuni. Perché, vedete, è più facile fuggire, lasciare, mollare, chiudere, scappare. Non è affatto scontato continuare, rilanciare, insistere, proseguire, perseverare. Sono verbi che stanno tra loro agli antipodi nel significato e i Vostri ragazzi hanno scelto quei verbi che guardano al futuro: continuare, rilanciare, insistere, proseguire, perseverare. Hanno coniugato questi verbi in tutti i tempi. Quindi, doppie congratulazioni.

Da Presidente di questo corso di laurea ho avuto il privilegio, tra tante incombenze operative e mille preoccupazioni, di conoscere più da vicino molti ragazzi. Ho compreso che in quel percorso di studi, di esami e di prove che li accompagna alla laurea c’è una incredibile girandola di emozioni che passa per tutte le sfumature emotive. Rabbia, paura, stress, senso di impotenza, frustrazione ma anche felicità, euforia, soddisfazione, gioia. Lacrime e sorrisi insomma, non sempre esternati apertamente, spesso nascosti e soffocati dentro, ma comunque sempre presenti in loro. Per questo, al Graduation Day assegniamo pure il valore di una Festa della Liberazione, pur sapendo che nella vita gli esami non finiranno mai, e che ci saranno percorsi ancora più impegnativi di quello universitario appena concluso.

Auguro a questi ragazzi il meglio. E non è una frase fatta. Auspico che possano raggiungere quello che desiderano più ardentemente nel loro cuore. E se pur non dovessero riuscirci, perché talvolta può succedere nella vita, auguro loro di rilanciare sempre, guardando con ottimismo in avanti; suggerisco di provare sempre nuove strade. Li esorto al cambiamento continuo, perché la nostra società è in continua evoluzione, ma li invito pure a rimanere sempre se stessi pur cambiando. I propri principi, i propri valori, i lati più belli del proprio carattere e del proprio temperamento non devono mai mutare, pur cambiando. In questo senso, anche il periodo trascorso all’Università è stato e rimarrà una stagione in cui si è formata e si è consolidata in ciascuno di Voi, cari dottori, una Vostra personalità.

Ai presenti, più adulti, a quelli della mia generazione soprattutto, indirizzo una considerazione. Dobbiamo congratularci con questi ragazzi doppiamente.

Primo, perché ce l’hanno fatta.

Secondo, perché ce l’hanno fatta, nonostante. Nonostante la crisi economica, di valori, e la crisi della società. Nonostante il fatto che la politica sia distante dai problemi della Scuola e dell’Università. Nonostante l’atteggiamento, spesso poco collaborativo, dei loro genitori verso la Scuola e l’Università, come se Scuola e Università fossero i luoghi meno appropriati per far crescere i propri figli, quando invece sono per definizione e vocazione i luoghi della formazione. Nonostante il clima generale di sfiducia, soprattutto al Sud. Nonostante il fatto che le generazioni precedenti a quella degli attuali neo laureati abbiano rubato un pezzo del loro futuro. Ce l’hanno fatta i neo dottori, nonostante.

E’ tempo di festa, non di discorsi complicati. Permettetemi di dire però una cosa. In un Paese, come l’Italia, che si vanta ancora di essere fra i più industrializzati al mondo, un Paese che è fondamentalmente democratico, un Paese che ha nei beni culturali, architettonici e paesaggistici il suo più grande patrimonio immateriale, il Paese del buon gusto, della creatività e del “made in Italy”, in un Paese come il nostro che è il Bel Paese rispettato e considerato all’estero, non è concepibile che si faccia muro contro muro tra società civile e mondo dell’educazione, cioè Scuola e Università. Come se fossero due nemici. Non esiste da nessuna parte al mondo, nemmeno nei paesi in via di sviluppo e quelli emergenti, una contrapposizione del genere; è innaturale e illogica. Così facendo si ruba solo futuro a questi ragazzi. Ed è un furto ancora più grave degli ordinari atti di ruberia. Qui infatti si privano i giovani della carica emotiva più bella e straordinaria che si possa avere in questa loro età: il desiderio, talora il convincimento illusorio, che si possa cambiare in meglio; che si possa fare qualcosa in più dei propri genitori, delle generazioni precedenti; che si possa guardare con più ottimismo al futuro. Quando mettiamo muro contro muro Scuola-Università e società civile, finiamo per far pagare ai giovani un prezzo altissimo. E’ come se li derubassimo dell’Eutopia, cioè della Speranza possibile.

Per cui vogliamola bene di più la Scuola, e anche l’Università. E guardiamola come il luogo dove non si insegnano solo saperi trasmissivi che richiedono gli esami per accertare l’apprendimento di questi saperi; ma guardiamo a Scuola e Università come il luogo dove si cominciano a formare le competenze, e dunque si inizia a delineare il profilo educativo, formativo, professionale ed umano della classe dirigente del domani. Collaboriamo non facciamo muro contro muro.

Auguri, cari dottori. Auguri doppi. Ce l’avete fatta e avete tutto il mio apprezzamento. Ce l’avete fatta, nonostante. E il mio apprezzamento diventa anche una piccola soddisfazione personale per averVi condotto fin qui, una soddisfazione che mi piace condividere con Voi. Auguri e ad maiora semper!