La prova d’esame (scritta e orale)

Note libere redatte dal Prof. Faraci

prima revisione del testo: 1 giugno 2014 – seconda revisione del testo: 13 agosto 2015

esame_universitario

Le presenti noti, non ufficiali, sono redatte dal Prof. Faraci a beneficio degli studenti del corso di laurea in Economia Aziendale e Direzione Aziendale, in particolare per gli insegnamenti da lui impartiti (Economia e Gestione delle Imprese e Marketing alla triennale, Industry Dynamics and Business Models alla magistrale). Si intendono tuttavia disponibili anche per gli studenti degli altri corsi di studio, della triennale e della magistrale, incardinati presso il Dipartimento di Economia ed Impresa; più in generale, sono fruibili anche dagli studenti di altri corsi di laurea. Le note sono state redatte sulla scorta di un’esperienza ventennale di insegnamento universitario, pur nella consapevolezza che in questo lasso di tempo il sistema universitario è profondamente mutato; che gli insegnamenti, prima impartiti liberamente, sono adesso “pesati” in termini di crediti formativi universitari (CFU); che il rapporto docente-studenti è significativamente cambiato; che molte prove d’esame si svolgono in forma scritta; che gli studenti di oggi sono una “text generation” differente dalle “book generations” che le ha precedute. Si tratta di “appunti” che non hanno alcun valore normativo o regolamentare; si considerano “buone prassi di carattere generale” che ovviamente prescindono dal contenuto specifico degli insegnamenti, dalle impostazioni di metodo suggerite dai singoli docenti nonché dalla tipologia di prova d’esame che ogni docente ritiene più consona all’insegnamento impartito. Si ritengono utili a beneficio delle matricole, che si avviano allo studio universitario per la prima volta; possono risultare di ausilio per gli studenti degli anni successivi al primo, al fine di correggere alcune “distorsioni” tipiche di uno studio spesso affrettato, poco efficace e prevalentemente mnemonico. Le note riprendono i contenuti di alcuni post pubblicati sulla pagina Facebook Faracididattica e ripresi pure dal periodico CataniaLiveUniversity. Buona lettura!

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LA "MATERIA" NON E' MAI UN ABITO SU MISURA

Prima di affrontare lo studio di qualsiasi disciplina è fondamentale ricordare che una “materia” – come viene chiamato in gergo studentesco sia l’esame che il contenuto dell’insegnamento – non è mai un “abito su misura” in funzione delle aspettative, delle esigenze, e dei “desiderata” dello studente. Non sono infrequenti dissonanze cognitive ed affettive che si manifestano sia durante la frequenza alle lezioni che, a maggior ragione, durante lo studio della disciplina ed infine in sede d’esame: magari ci si attendeva tutt’altro da quella materia, ad esempio un contenuto più pratico, oppure un minor ricorso alla formalizzazione quantitativa, oppure maggiore chiarezza nell’esposizione degli argomenti, sia sul libro di testo che da parte del docente in aula. L’etichetta di un insegnamento, riportata nel piano di studio ufficiale del corso, non riuscirà mai a sintetizzare perfettamente i contenuti di una intera disciplina.

Nonostante tali limiti che non costituiscono però attenuanti, lo studente deve predisporsi nel modo miglior per affrontare l’esame, al termine del periodo di preparazione. Il superamento di quell’esame, infatti:

  • è fondamentale per avvicinarsi al traguardo della laurea;
  • è importante per acquisire motivazione, fiducia in se stessi, autostima;
  • è un esercizio di autodisciplina e di metodo utilissimo per conseguire obiettivi sempre più impegnativi sia durante il percorso universitario sia, un domani, nella vita lavorativa e professionale. Un atteggiamento positivo, propositivo e costruttivo è sempre cruciale nella vita.

Pur non essendoci quasi mai “il colpo di fulmine”, bisogna fare di tutto per “amare” la disciplina che si sta studiando, anche quando questo sentimento non è corrisposto dall’altra parte ed è contrassegnato da altalenanti “odi et amo” di catulliana memoria che, comunque, rimangono un buon segnale di passione e trasporto, anche sul piano emotivo!

LA SCELTA DELLA PROVA D'ESAME DA SOSTENERE

E’ buona regola, ove possibile, rispettare la distribuzione degli insegnamenti per semestri nelle singole annualità, come previsto dal piano degli studi.

  • Sebbene il primo anno di studi sia il più difficile, anche per problemi legati all’ambientamento ad un contesto di apprendimento totalmente differente da quello sperimentato alle scuole superiori;
  • Nonostante possa sempre presentarsi qualche “fisiologico” ritardo rispetto al personale programma di esami da sostenere ;
  • Sebbene il mancato superamento di un esame possa determinare una catena di ritardi rispetto al programma di lavoro,

è sempre opportuno rispettare la distribuzione degli insegnamenti per semestri e, dunque, sostenere la prova d’esame negli appelli che fanno immediatamente seguito alla conclusione delle lezioni del semestre di riferimento. Per far ciò, è necessario:

  1. pianificare attentamente il lavoro da svolgere;
  2. distribuire il tempo (definito dall’ammontare dei CFU) fra frequenza alle lezioni, studio individuale e affinamento della preparazione in vista dell’esame;
  3. individuare le priorità negli esami da sostenere, concentrando maggiormente gli sforzi per le discipline più impegnative, programmando di sostenere l’esame fin da subito (valga per tutti il caso, in Economia Aziendale, dell’insegnamento di Matematica Generale che non è opportuno rinviare a conclusione della carriera);
  4. imparare a gestire il semestre come una complessa attività “multitask” che richiede, nella fase terminale, elevata flessibilità nella gestione: a) delle date degli appelli, spesso assai ravvicinate; b) delle prove d’esame, soprattutto di quelle scritte (durata, tipologia e struttura della prova); c) degli esiti parziali di tali prove quando articolate in più momenti; d) della ripetizione dell’esame qualora non sia stato superato o non è andato secondo le proprie aspettative.

I piani di studio dei singoli corsi di studio (a partire dall’a.a. 2009-2010) sono riportati sul sito del Dipartimento Economia e Impresa

LA PROGRAMMAZIONE DELLO STUDIO

Non è infrequente che lo studente non sia a conoscenza delle “buone prassi” (best practices) negli atteggiamenti e nei comportamenti da tenere prima di sostenere un esame.

Iniziamo col dire che è scorretto, irresponsabile, ed eticamente grave, sostenere una prova d’esame (specialmente quando sia scritta), senza aver rispettato il numero minimo di ore necessarie per completare lo studio individuale. Non ci si può nascondere dietro lo schermo della virtualità, affrontando una prova d’esame scritta (dalla quale ci si ritira sistematicamente alla prima difficoltà incontrata), sperando nella sorte, nella buona fortuna, nell’aiuto di un vicino, o mettendo in atto espedienti (come copiare) che, oltre ad essere illegali ed immorali, sono destinati a fallire miseramente. Alla stessa maniera, pur non essendovi il “filtro” dello scritto, non si può sostenere un colloquio orale, sperando nella benevolenza ed indulgenza del docente di fronte a ripetuti insuccessi nel provare a rispondere ad una o più domande.

Fatta questa premessa di metodo, va detto che poichè ad ogni disciplina è attribuito un numero di crediti (al Dipartimento di Economia e Impresa, di norma da 6 o da 9 CFU) ed essendo il credito formativo pari a 25h di studio, ogni insegnamento ha un carico di lavoro ben definito, che si ricava moltiplicando il numero di CFU per 25 h. Così, ad esempio, una disciplina da 9CFU richiede 225 ore di studio, delle quali 1/3 (pari a 60) sono impiegate in aula (qualora la frequenza sia assidua, regolare e soprattutto attiva e partecipata). Il corso di laurea in Economia Aziendale ha predisposto una scheda di autovalutazione che lo studente è invitato a compilare ed aggiornare, per tenere sotto controllo il tempo e la distribuzione delle ore di studio per tipologia di attività.

Le attività elementari della preparazione di una materia – che possono essere ripetute più volte – sono:

  • leggerecome leggere: ad alta voce, in silenzio; dove leggere: in aula studio, a casa, al lavoro, sui mezzi pubblici; cosa evidenziare del testo: nulla, alcuni concetti, tutto; lettura da pag…a pag… del testo
  • sintetizzare: prima rielaborazione di quanto si è letto con sintesi scritta oppure breve esposizione orale
  • ricordare: revisione degli appunti dalle lezioni; appunti durante la lettura del testo; rielaborazione personale dei contenuti della lettura con schemi e/o schede di contenuto
  • pensare: concettualizzazione, sintesi, simulazione della prova d’esame
  • esporre: in modo scritto; in modo orale; da pag…a pag…del testo

La scheda di autovalutazione è qui allegata (Insegnamento – diario ore di studio individuale)

LA GESTIONE DELLO STUDIO

Pur rimanendo un’attività in larga parte individuale, risultato delle capacità di apprendimento dello studente, si possono riportare alcune “buone prassi” normalmente messe in atto  dagli studenti più bravi. Alcune utili indicazioni sono fornite nel volume del Prof. Sac. Gaetano Zito, Metodologia, di cui è disponibile qualche copia in prestito presso lo studio del Prof. Faraci, oltre che una sintesi del seminario stesso tenutosi il 16 maggio 2013 per i laureandi.

In generale, il libro di testo suggerito dal docente, e gli eventuali materiali didattici integrativi, vanno letti integralmente, senza far ricorso a sintesi preparate da altri. Allo stesso modo, non è utile studiare unicamente dalle slides messe a disposizione del docente, poiché quest’ultime vanno considerate come supporti alla didattica frontale, per facilitare cioè l’apprendimento in aula, e non sono sostitutive semmai solo integrative dei libri e degli appunti presi in aula. Anche gli appunti sono personali elaborazioni delle informazioni a cura dello studente frequentante. Le slides invece possono essere utili, invece, in fase di ripasso o quando si deve pervenire ad una rappresentazione sintetica, per mappe concettuali o mappe mentali, di determinati temi. Una attenta lettura presuppone adeguata concentrazione e, naturalmente, un congruo numero di ore di studio individuale, senza alcuna distrazione soprattutto di natura tecnologica (mail, chat, facebook, whatsapp, messaggistica e telefonate).

E’ fondamentale procedere allo studio pianificando un certo numero di sessioni di studio in vista dell’esame. Ogni sessione può ricomprendere una o più attività tra quelle prima menzionate: leggere, sintetizzare, ricordare, pensare, esporre. Per chi avesse difficoltà di concentrazione, la tecnica del pomodoro è un utile espediente per alternare momenti di studio e di apprendimento a qualche minuto di riposo. Altri approcci allo studio sono riportati nel contributo del prof. Galvagno sulle tecniche di apprendimento e di gestione del tempo.

Un libro di testo costituisce sempre un’incognita. Può essere un manuale di testo oppure un volume monografico; può essere concettuale o contenere pure esercizi e casi; può risultare ermetico oppure chiaro dal punto di vista espositivo; può essere scritto da un unico autore oppure è una collettanea di  autori vari; può avere supporti didattici integrativi (come ad esempio, un libro di esercizi oppure un sito Internet di riferimento); inoltre, può costituire integralmente o solo parzialmente oggetto della prova d’esame. Nel caso di dispense messe a disposizione dal docente, si possono presentare analoghi problemi di struttura.

E’ sempre utile in generale scorrere l’indice del libro, per rendersi conto della sequenza degli argomenti, quando quando essi, soprattutto all’inizio del corso, non siano noti. E’ conveniente leggere l’introduzione, ovvero la presentazione o la prefazione del libro, in cui di norma l’Autore o il Curatore illustra le finalità e la struttura del volume. Molti manuali, alla fine di ciascun capitolo, presentano domande di riepilogo e di verifica alle quali è opportuno che lo studente si alleni a rispondere, sia in forma scritta (dovendosi preparare a sostenere un esame scritto) sia in forma orale (dovendosi preparare al colloquio orale).

Le sessioni di studio

Chi non è abituato ad uno studio attento, incominci a studiare 15-20 minuti, incrementando la volta successiva il tempo di ulteriori 5-10 minuti fino a pervenire ad una sessione che, in prossimità dell’esame, non sia inferiore alle 4-5 ore (nel corso di una giornata, sono possibili anche due, se non addirittura, tre sessioni di studio, in prossimità dell’esame). La richiamata “tecnica del pomodoro” può aiutare ad organizzare meglio le sessioni di 4-5 ore di studio. Al termine della lettura del libro e dei materiali didattici integrativi, lo studente può provare ad effettuare una sintesi scritta, anche attraverso il ricorso ad una mappa mentale e/o concettuale, contenente le principali parole chiave, con le relative definizioni. In questo modo, i concetti principali vengono ben fissati in mente.

Chi è abituato ad uno studio più intenso, soprattutto di tipo mnemonico, al termine di ogni sessione di studio può provare a rappresentare in una mappa concettuale e/o mentale le principali parole chiave, collegandole in senso logico fra loro, anche nel caso in cui una reale connessione logica risultasse più difficile. In generale, chi ha familiarità con uno studio eccessivamente minuzioso (il cosiddetto studente “precisino”) può prendere confidenza anche con una diversa modalità di studio, consistente nella rappresentazione, per grandi linee, dei principali temi del manuale, del libro, degli appunti.

Sulle principali criticità nello studio, si vedano i materiali didattici resi disponibili nel corso dei seminari professionalizzanti “Lo Studente Strategico”organizzati nel I semestre dell’anno accademico 2013-14 (I edizione) e nel I semestre dell’anno accademico 2014-15 (II edizione). Il corso di laurea in Economia Aziendale, sotto la responsabilità della prof.ssa Veronica Benzo, ha attivato un laboratorio sperimentale di assistenza didattica che, previa richiesta di appuntamento con la docente (vbenzo@unict.it), è disponibile ad individuare i percorsi di studio e di apprendimento più congeniali allo studente.

Ci sono diverse trappole cognitive ed emotive da evitare quando si studia. Alcune di esse sono efficacemente descritte nel libro di Alessandro Bartoletti, Lo studente strategico, di cui si consiglia la lettura a tutti quegli studenti che manifestano comportamenti fortemente ansiosi prima di ogni esame. Non sono infrequenti situazioni di “blocco” che, con un po’ di pazienza e autovalutazione dei propri limiti, lo studente può provare a rimuovere, sia con l’aiuto di professionisti esperti (si ricorda che il corso di laurea in Economia Aziendale ha appena avviato un laboratorio di assistenza didattica) sia autonomamente.

A titolo esemplificativo, il dr.Bartoletti suggerisce di alternare una visione “da topolino” ad una “da aquila” nello studio per evitare di perdersi eccessivamente nei dettagli:

(da A.Bartoletti, Lo Studente Strategico, Ponte alle Grazie Ed. 2013))

“Un topolino e un’aquila ricevono il compito di disegnare la mappa della città in cui vivi. I due si mettono immediatamente al lavoro.
Il topolino parte all’esplorazione del marciapiede in cui si trova, lo percorre per tutto il perimetro dell’isolato e infine disegna un primo foglio della mappa. Poi procede attraversando la strada e ripete il metodo per l’isolato successivo. Avendo deciso di seguire sistematicamente una direzione cardinale alla volta, arriva così alla fine della città. A quel punto inverte la direzione e, scegliendo un diverso punto cardinale, ricomincia da capo. Dopo un mese di lavoro il topolino ha finalmente concluso la sua mappa: ha esplorato ogni singolo dettaglio della città, la forma di ogni singolo marciapiede, la posizione di ogni tombino, la fattura di ogni angolo dei palazzi ma..è tanto confuso da non essere nemmeno in grado di orientarsi per tornare a casa. Finisce così i suoi giorni, spossato e solo, sperduto, smunto e dimagrito.
L’aquila, appena ricevuto il compito, si libra in volo e per prima cosa identifica le vie principali della città dividendola in punti cardinali. Poi identifica i monumenti storici, a seguire i parchi più importanti, e infine i quartieri principali. Infine studia dettagliatamente i singoli quartieri. Di ognuno disegna vie, palazzi, cortili, giardini e fontane. La sua acuità visiva permette di passare dalla mappa del quartiere al singolo marciapiede. Procede così fino a sera e nel giro di una settimana conosce la città meglio di una guida turistica giapponese”.

Come ricorda lo stesso Bartoletti nel suo libro, ci sono diversi tipi di studente. Bisogna solo capire in quale categoria si è finiti.

  • Lo studente «incatenato»
  • Lo studente perfezionista
  • Lo studente terrorizzato
  • Lo studente (presunto) incapace
  • Lo studente-chimera: tante statue in una

In genere, è buona prassi leggere più volte il libro e ripetere più volte la discussione dei temi, provando di volta in volta a cambiare anche l’ordine di esposizione degli argomenti, per non rimanere troppo vincolati al libro di testo.

E’ buona regola, attraverso la scheda di autovalutazione sopra riportata, tenere il diario delle singole sessioni di studio, annotandone durata, materiali utilizzati (libro, appunti), attività principali svolte (lettura, sintesi, esposizione, etc…), se individualmente o in gruppo (ad esempio: ripetizione), e riportandone le principali criticità, in modo da poter tener sotto controllo il processo di apprendimento, e correggere strada facendo tali criticità.

LA SIMULAZIONE DELL'ESAME

E’ buona prassi, simulare – anche più volte – la prova d’esame prima di sostenere la stessa. Evitando di far degenerare questa attività in un comportamento di tipo ossessivo, è sempre utile simulare l’esame anche per stimolare la capacità di “problem solving” e la reattività a situazioni, anche nuove ed impreviste. E’ conveniente simulare la prova d’esame con l’aiuto di altri colleghi, possibilmente più esperti e bravi.

  • Se la prova consiste in un colloquio orale, una o più sessioni di studio (oppure anche una parte di esse) sarà dedicata alla simulazione consistente in una serie di domande poste da un collega, cui si dovrà rispondere in modo pertinente e con adeguata proprietà di linguaggio. Sarebbe utile simulare anche un contraddittorio, con una serie di domande incalzanti a diverso grado di profondità e sempre su un medesimo argomento, in modo da stimolare la capacità reattiva dello studente a rispondere a domande più impegnative che gli venissero rivolte dal docente in sede d’esame.
  • Se la prova consiste in un compito scritto, è fondamentale che lo studente, anche individualmente, si eserciti adeguatamente, rispettando i tempi standard che di norma sono assegnati dal docente, addirittura correggendoli per difetto di 20-30 minuti, in maniera da sviluppare la capacità di gestire gli imprevisti durante lo scritto. E’ fondamentale, pertanto, svolgere tutti gli esercizi, i test vero/falso, i test a risposta multipla, i quesiti a risposta aperta e le tracce di temi messi a disposizione dal docente, in modo da acquisire familiarità con la prova scritta. In questo caso, è bene che ogni sessione di studio, soprattutto in prossimità dell’esame, si concluda con una simulazione di scritto e che, ove possibile, specie se lo scritto consisterà in un tema o in quesiti a risposta aperta, lo studente sottoponga alla valutazione di altri colleghi il proprio elaborato, rendendosi disponibile a fare altrettanto. Poichè in sede d’esame, la prova scritta verrà svolta su un foglio uso bollo o a quadri e impiegando la penna, è bene che lo studente si alleni anche a questa modalità di simulazione dell’esame (carta e penna), curando bene la grafia ed eventualmente facendo ricorso all’uso di caratteri in maiuscolo, qualora sia consapevole che la lettura del testo risulterà di difficile comprensione per il docente a causa di una pessima grafia.
LA PROVA D'ESAME: IL COLLOQUIO ORALE

Siamo al giorno dell’esame!

Quando la prova d’esame consiste in un colloquio orale, di tipo individuale, lo studente deve curare particolarmente una comunicazione efficace per evitare equivoci, fraintendimenti, etc. che potrebbero compromettere l’esito dell’esame. A maggior ragione, ciò è tanto più vero quanto più lo studente sosterrà il colloquio orale con un esaminatore diverso dal docente che ha conosciuto durante la frequenza alle lezioni; oppure quando, nel corso di un medesimo esame, sarà interrogato da diversi esaminatori.

All’inizio del colloquio, è regola di buona educazione che lo studente saluti l’esaminatore, rispondendo serenamente anche ad eventuali domande “fuori programma” che il docente volesse rivolgere al candidato (media scolastica; andamento degli studi universitari; giudizio sul corso appena frequentato; chiarimenti sui contenuti della prova scritta, qualora essa risulti propedeutica allo svolgimento del colloqui orale). Taluni docenti utilizzano questo espediente per “rompere il ghiaccio” se si accorgono che lo studente arriva alla prova particolarmente teso. Altri docenti, molto più semplicemente, amano misurare in questo modo la reattività dello studente rispetto alla gestione degli imprevisti.

Durante il colloquio, di norma possono essere rivolte due tipologie di domande.

  • La prima tipologia consiste in domande a carattere più generale, tendenti a verificare la capacità dello studente di avere una “visione panoramica” di determinati argomenti. E’ opportuno, pertanto, provare a rispondere in modo ampio evitando il dettaglio su singoli argomenti, preferendo al contrario una “visione di insieme” – anche per punti elencati – dalla quale il docente  possa evincere che lo studente ha capacità di collegare fra loro i diversi argomenti. Qualora poi fosse interrotto con una domanda specifica, lo studente risponderà a quest’ultima, per poi riprendere il filo del discorso più generale precedentemente iniziato. Il rischio nel provare a rispondere a tali domande è “di perdersi”. Poichè è probabile che attraverso tali domande il docente voglia testare la capacità di sintesi, piuttosto che di analisi dettagliata, di più temi, è senz’altro consigliabile, in questi casi, una “visione da aquila” come in precedenza menzionato nella simpatica metafora di Bartoletti.
  • La seconda tipologia consiste in domande a carattere più specifico, quasi di “tipo monografico”, tendenti a verificare la capacità dello studente di argomentare la conoscenza di un argomento più circoscritto. In questi casi è preferibile una “visione da topolino” (nella metafora di Bartoletti) che va più nel dettaglio, in modo analitico. Esaurita la trattazione dell’argomento, lo studente, ove non fosse interrotto, piuttosto che fermarsi ed attendere nuove domande, potrebbe autonomamente ampliare la discussione provando a collocare l’argomento specifico richiestogli in un contesto tematico più ampio, definito da altri argomenti al primo logicamente collegati. In questo caso, recupera la “visione d’aquila”.

Trattandosi di un colloquio orale, la comunicazione verbale è la leva critica che lo studente ha a disposizione per argomentare le risposte alle domande rivoltegli. Un tono pacato e sereno, mai polemico, è senz’altro preferibile ad atteggiamenti di maggiore aggressività verbale, che sovente nascondono paure e ansie vissute male dallo studente prima dell’esame. L’utilizzo di un adeguato linguaggio tecnico, consono alla disciplina studiata, è decisamente un indicatore della capacità dello studente di rispondere in modo appropriato e pertinente alle domande indirizzategli. La comunicazione non verbale, alterata attraverso il gesticolare, atteggiamenti inusuali, irregolari movimenti del corpo, etc… va fortemente limitata, perchè potrebbe involontariamente infastidire l’esaminatore. Salvo che l’esaminatore lo chieda espressamente per problemi d’udito, non è necessario alzare la voce o addirittura gridare durante l’esposizione degli argomenti, anche per evitare di disturbare altri colleghi che fossero esaminati da altro docente nel medesimo momento.

Indossare abiti sobri, adeguati al contesto dell’esame, è segnale di rispetto dell’esame e degli esaminatori. Ciò, in particolare, durante il periodo estivo, dove sovente la fantasia artistica e “modaiola” degli studenti raggiunge l’apice.

Bisogna evitare di avere un atteggiamento sospettoso o diffidente verso il docente, perchè – a differenza di quanto si immagini – tale atteggiamento è colto immediatamente dall’esaminatore. Alla stessa maniera, per motivi completamente diversi e opposti al precedente, bisogna evitare di mostrare atteggiamenti estremamente compiacenti o confidenziali verso l’esaminatore, soprattutto quando l’esaminatore è giovane. Per analoghi motivi, è fondamentale mantenere la calma, evitando di cadere in qualche provocazione verbale del docente, involontariamente o talora artatamente causata dallo stesso.

E’ buona prassi preparare sempre un argomento più in profondità per rispondere ad una domanda cosiddetta “a piacere”. Nella scelta dell’argomento a piacimento, sarebbe opportuno, tuttavia, evitare di ricorrere alla trattazione di temi ampi, concentrando invece la propria attenzione su argomenti più monografici che consentano di esporre approfonditamente uno o più temi tra quelli indicati dal programma.

Qualora la domanda del docente non sia chiara, è bene chiedere di riformularla, per evitare equivoci, fraintendimenti, etc. oppure di dare risposte non pertinenti. Alla stessa maniera, se ci si accorge durante l’esposizione di essere stati poco chiari, si può provare a sintetizzare il medesimo concetto con altre parole, in modo da segnalare al docente-esaminatore che l’argomento è stato compreso ma, per difetti nella comunicazione, non è stato fin qui esposto in modo chiaro.

Qualora alla fine del colloquio, fosse chiesto allo studente di auto-valutarsi, quest’ultimo non si sottragga all’invito rivoltogli dal docente.

In generale, i principali criteri per valutare una prova d’esame, impiegati dal docente per pervenire alla formulazione di un voto in trentesimi, sono:

  1. conoscenza del tema assegnato,
  2. appropriatezza del linguaggio tecnico,
  3. pertinenza delle risposte rispetto ai quesiti formulati,
  4. capacità di raccordo fra il tema discusso ed altri temi inerenti il programma,
  5. capacità logica di argomentare il tema assegnato,
  6. capacità di contestualizzare il tema con esempi pratici desunti dalla realtà aziendale, partecipazione attiva in aula.

Provi lo studente a ripercorrere, in modo critico, tali criteri pervenendo ad un’autovalutazione che non sia nè eccessivamente generosa nè forzatamente penalizzante rispetto ai contenuti dell’esame svolto.

In generale, i criteri di valutazione dell’apprendimento sono riportati nel Syllabus dell’insegnamento.

Infine, va ricordato che la durata di un appello d’esami svolti esclusivamente con la modalità del colloquio orale può presentarsi particolarmente lunga, specialmente nel primo anno di frequenza ai corsi. Tra la data di apertura dell’appello e il giorno in cui l’esame sarà sostenuto possono trascorrere diversi giorni, se non addirittura settimane; nel giorno dell’esame, tra il primo e l’ultimo esame possono trascorrere anche diverse ore. L’attesa è snervante e genera ansia. Lo studenti impari autonomamente a gestire questi momenti di tensione psicologica anche attraverso esercizi di rilassamento.

LA PROVA D'ESAME: LO SCRITTO

E siamo alla prova scritta, una modalità d’esame ormai largamente utilizzata, soprattutto alla laurea triennale!

La prova scritta, di norma, è collettiva. Viene svolta ad un orario e in un luogo indicato dal docente e, a seconda del numero di partecipanti, può svolgersi in un’unica aula o in più aule, sia simultaneamente, che in momenti differenti, a corsi singoli oppure unificati, con commissioni esaminatrici differenziate oppure uniche. Voler presidiare in anticipo la conoscenza di tutte queste variabili causa stress e ansia nello studente; pertanto, è opportuno concentrarsi mentalmente solo ed unicamente sui contenuti della prova scritta, evitando di distrarsi pensando a tutte le possibili variabili situazionali (ivi compresa la collocazione di posto o la distanza dalla toilette!).

La prova scritta è regolamentata dal Syllabus e dalle disposizioni impartite dal docente durante il corso, anche attraverso la pagina personale o su Studium. Può assumere format diversi, a seconda che sia organizzata, in modo esclusivo oppure combinato, in uno dei seguenti format:

  • svolgimento di un unico o più esercizi;
  • svolgimento di test a risposta vero/falso oppure a risposta multipla;
  • discussione di quesiti aperti;
  • svolgimento della traccia di un tema, etc.

I test vero/falso e quelli a risposta multipla sono valutati in modo più oggettivo dal docente rispetto alla risposta esatta che è conosciuta prima e che, volendo, il docente può mettere a disposizione degli studenti subito dopo la prova; stessa regola vale per gli esercizi (impiegati soprattutto nelle discipline di tipo quantitativo), ove può essere ammessa anche la discussione della risposta data, per valutare la correttezza/appropriatezza del procedimento seguito prima di dare la risposta. La discussione di quesiti a risposta aperta o della traccia di un tema si presta ad una valutazione più soggettiva del docente. Pertanto, è opportuno consultare attentamente il Syllabus per conoscere i criteri in base ai quali il docente valuterà gli elaborati scritti.

Nella prova scritta, la comunicazione efficace è fondamentale per evitare distorsioni cognitive ed emotive da parte del docente esaminatore. Per tali motivi, è opportuno curare la calligrafia, lo stile redazionale, la forma grammaticale, l’esposizione logica (nel caso di risposte a quesiti aperti, oppure di discussione di una traccia di tema). Bisogna evitare di dare risposte brevi, appena accennate, particolarmente sintetiche, qualora fosse somministrato un quesito a risposta aperta o fosse chiesto di sviluppare la traccia di un tema. Come per il colloquio orale, le domande possono essere “a visione panoramica” di un tema oppure “a taglio monografico” su uno specifico argomento. Nel primo caso, lo studente è opportuno che proceda dal generale al particolare; nel secondo caso, che faccia esattamente il contrario. Dovendo illustrare un grafico, presentare una matrice, una tabella, etc.. (e tale suggerimento vale anche nel caso di colloquio orale), è fondamentale che lo studente sia il più chiaro possibile, evitando equivoci, fraintendimenti o altro. Ad esempio, dovendo rappresentare in un sistema di assi cartesiani una funzione, è giusto che vengano correttamente identificati sui due assi le variabili definitorie e i criteri di misurazione

Regole di comportamento

A differenza del colloquio orale, alla prova scritta si presenta di solito un elevato numero di partecipanti, spesso in misura superiore al numero di frequentanti (salvo che il docente non abbia disposto una prova ad hoc per i frequentanti). Le operazioni di natura logistica sono lunghe e fanno perdere la pazienza ai docenti, anche quelli solitamente più tranquilli e meglio organizzati. Allo studente si suggerisce, pertanto, di assicurare massima collaborazione a tutte le operazioni consistenti: nell’appello nominale; nella identificazione a mezzo documento di riconoscimento; nella sistemazione al posto; nella consegna del foglio o dei fogli; nella dettatura della prova o comunque nella somministrazione del foglio contenente i quesiti, oppure la traccia del tema; nello svolgimento della prova stessa per tutta la sua durata; nella consegna dell’elaborato al tempo indicato dal docente; nelle operazioni di abbandono dell’aula al termine della prova oppure quando al momento in cui è consentito dal docente. E’ fondamentale attenersi a tutte le disposizioni impartite dal docente prima e durante l’esame; è bene prendere conoscenza delle “regole del gioco” per evitare equivoci, fraintendimenti, etc. che possano compromettere il buon esito della prova d’esame. La prova va svolta autonomamente, senza ricorrere all’ausilio di colleghi vicini di posto, senza copiare, senza fare uso di materiali non consentiti (come libri, appunti, slides, sintesi, etc..). Ovviamente, non è consentito l’uso del telefonino, di smartphone e di altri strumenti elettronici che permettano di condividere informazioni tra più utenti. I docenti, nell’esercitare la vigilanza durante la prova d’esame, sono particolarmente attenti e severi, nel momento in cui venissero a conoscenza o cogliessero sul fatto studenti che hanno utilizzato tali espedienti. Si ricorda, infatti, che alcuni comportamenti sono passibili di reato e possono anche richiedere, come è avvenuto in taluni casi, l’uso delle forze dell’ordine in aula. E’ bene, pertanto, non correre alcuno di tali rischi e provare a svolgere l’elaborato, facendo unicamente riferimento alle proprie forze ed energie intellettuali.

L'USO DELLE NUOVE TECNOLOGIE

Si dibatte largamente fra docenti e studenti sull’uso delle nuove tecnologie di informazione e di comunicazione per facilitare l’apprendimento. Va preso atto, infatti, che i tempi sono profondamente mutati e non è pensabile che lo studente non faccia uso delle nuove tecnologie e dei social media durante il processo di apprendimento.

L’uso delle nuove tecnologie va rapportato comunque alle modalità con cui il docente predispone il corso.

  • Nel caso di un approccio tradizionale, in cui il docente tiene le lezioni in aula (magari avvalendosi di qualche supporto multimediale, come le slides in power point) e fa sostenere l’esame in maniera canonica (colloquio orale oppure prova scritta o ancora una combinazione delle due), l’uso delle nuove tecnologie è lasciato interamente alla responsabilità e maturità dello studente che dovrà impiegarle in modo proficuo, evitando perdite di tempo o distrazioni. E’ possibile utilizzare Skype per ripetere con un collega oppure per simulare un esame; Messenger, Whatsapp e Facebook per chattare durante le fasi di ripasso dell’insegnamento e per chiarire con altri colleghi alcuni dubbi; programmi di chat per organizzare sessioni di ripetizione con più colleghi ove uno assuma però il ruolo di moderatore. Non è conveniente, invece, utilizzare la pagina FB o i gruppi chiusi per affidare ad un post tutti i propri dubbi, le proprie incertezze, la richiesta di un chiarimento generico, poichè è possibile che la sequenza di risposte non sia soddisfacente, anzi sortisca l’effetto contrario di ingenerare maggior confusione, alimentando ansia e stress.
  • Nel caso di un approccio moderno, in cui il docente tiene lezioni in aula (anche interattive) e monitora il processo di apprendimento degli studenti da casa attraverso sessioni di chat, la pubblicazione di post sul blog e su facebook, l’invio di prove di verifica attraverso la mail, è opportuno che lo studente, specie se frequentante in modo assiduo, si tenga al passo con il docente e con i colleghi, utilizzando le nuove tecnologie di informazione e comunicazione, finalizzandole alla tipologia di prova che sarà chiamato a sostenere. Così, ad esempio, se la prova d’esame consiste nella discussione per iscritto di alcuni quesiti a risposta aperta, è bene che lo studente si abitui fin dall’inizio, nell’uso della chat, di facebook ed altro, ad esporre in modo ordinato il proprio pensiero e a rivolgere in maniera chiara dubbi o richieste di chiarimenti.
  • Nel caso di un approccio altamente innovativo, ad esempio di “flipped classroom”, in cui il docente distribuisce le attività fra casa ed aula, assegnando alle prime il compito di introdurre (anche attraverso sessioni di studio, esercitazioni, prove in itinere e video) gli elementi conoscitivi utili per una successiva discussione in aula (attraverso prova scritta, colloquio orale, lavori di gruppo, simulazioni, etc.), lo studente è tenuto a far uso assiduo delle nuove tecnologie in modo da beneficiare pienamente del processo di apprendimento. In caso contrario, gli esiti della prova sarebbero seriamente compromessi. Nella sezione di questo sito dedicata all’Università Capovolta sono illustrate alcune iniziative ed attività sperimentate anche nel corso di laurea in Economia Aziendale da alcuni docenti.
RAPPORTO COL DOCENTE PRIMA DELL'ESAME

Lo studente fa conoscenza del docente con il quale (presumibilmente) sosterrà l’esame durante la frequenza delle lezioni del corso. In queste occasioni, tuttavia, non può sperimentare le qualità dell’esaminatore (pignoleria, livello di severità, preferenza per taluni temi, etc..), poichè durante le lezioni il docente è più un comunicatore che un valutatore; tende a trasferire conoscenze e, ove possibile, a verificare il processo di assimilazione dei concetti da parte dello studente. Considerato l’affollamento delle aule nel periodo delle lezioni, è spesso molto difficile contattare in classe il docente anche per una richiesta di chiarimenti.

Un’altra modalità, spesso abusata dagli studenti, con cui si viene a contatto con il docente è la posta elettronica. A parte alcune regole di “netetiquette” di carattere generale nell’uso della posta della posta elettronica, il tono delle mail, spesso inviate dallo studente con uno smartphone, è sovente sbrigativo; le richieste sono abbastanza approssimative; lo studente rivolge domande, senza prima aver consultato la pagina personale del docente, letto il Syllabus, visionato il sito del Dipartimento per le comunicazioni ufficiali, esaminati attentamente i contenuti della pagina Studium impiegata da molti docenti per veicolare, in modalità Intranet (e dunque accessibile solo con le credenziali di studente), i materiali didattici impiegati durante il corso; non mancano pure i toni polemici. Non bisogna sorprendersi, dunque, se spesso molti docenti neppure rispondono. Gli altri, che lo fanno abitualmente invece, perdono una gran quantità di tempo, e spesso anche … la pazienza, nel dover rispondere a quesiti dei quali si potrebbero conoscere facilmente le risposte,  solo se lo studente prestasse maggiore attenzione alle informazioni pubblicate anzichè per pigrizia rivolgersi al docente.

Poco praticata, infine, è la modalità più tradizionale, e sicuramente più efficace, con cui si fa conoscenza del docente prima di un esame, ovvero durante l’orario di ricevimento. E’ durante il ricevimento, infatti, che lo studente potrà avere la necessaria assistenza didattica al percorso di studio e di apprendimento, specialmente in prossimità dell’esame. L’orario di ricevimento dei docenti è pubblicato sul sito del Dipartimento e, comunque, riportato sul Syllabus. Anche in questo caso, comunque, è bene che lo studente utilizzi qualche accorgimento. Durante il normale orario di ricevimento, molti docenti incontrano i tesisti e questa attività sottrae molto tempo agli altri studenti in attesa di incontrare il professore. Pertanto, le richieste di chiarimento sul programma, e sui contenuti disciplinari dello stesso, devono essere effettuate in modo preciso e diretto; è possibile che il docente indirizzi lo studente ad altro collega, a qualche assistente o collaboratore di cattedra o ai tutor didattici, al fine di ricevere una adeguata assistenza. Quando la prova d’esame consiste in uno scritto, e pertanto la preparazione è finalizzata a tale modalità, la correzione di esercizi, elaborati, etc. potrebbe risultare lunga durante il ricevimento; in questi casi, è consigliabile che gli studenti si organizzino per piccoli gruppi e concordino col docente un altro momento nel quale sottoporre allo stesso gli elaborati intermedi prodotti.

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Iniziative interne al corso di laurea in Economia Aziendale, dove il Prof. Faraci è Presidente

Alcuni utili link a pagine Internet o siti (il Prof. Faraci declina ogni responsabilità sui contenuti e sui toni riportati nei documenti allegati, essendosi limitato semplicemente ad una raccolta di articoli e post che ha giudicato comunque utili ed interessanti, per affrontare anche in chiave ironica gli esami)

In bocca al lupo a tutti per gli esami!

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